Perditempo come pochi, il vostro etrusco ha consultato la suddivisione geografica dei visitatori del suo blog. C'è infatti una apposita funzione che rivela la provenienza dei contatti dei volenterosi frequentatori del proprio diario informatico. Sono rimasto letteralmente stupito nel verificare che tra i più assidui "follower" della terra etrusca ci sono ignoti lettori in Alaska. Ebbene avete letto bene, proprio in ALaska, terra che la mia ignoranza mi fa immaginare coperta in prevalenza da ghiacci e circondata da piattaforme petrolifere. Qualche merluzzo, forse capodogli e balene in transito verso mari meno freddi. La capitale, Anchorage, mi fa pensare ad una specie di zattera dove pochi disperati cercano un po' di calore passando il tempo a chiedersi perché proprio a loro dovesse capitare un posto così poco ospitale. Come quasi sempre, sbaglio. Anche in quelle lande lontane ci sono attenti scrutatori dell'animo umano, pronti a chiedersi che cavolo voglia questo etrusco con i suoi stropicciati pensieri. E che cosa voglia lasciar intendere con le sue riflessioni o tentate tali. O quali grandi segreti nascondano le sue prose. Pronto a scatenare un pasticcio diplomatico con gli amici alaskani, che tra i tanti guai hanno quello di essere cittadini di uno degli stati USA, dichiaro che, a parte qualche obiezione sul' imperialismo di quel paese, non nascondo straordinari misteri politico/terroristici e che quindi possono serenamente fottersene delle mie amenità bloggate. Pensate alla salute, che è meglio, specie se ci sono venti gradi sotto zero e se per trovare un albero dovete andare fino al Canada. Sarà una grande delusione o soltanto un effetto paranoico dell'etrusco, ma grandi trame e complotti non fanno per me. Vita assolutamente media, possibilità di influenzare altre coscienze vicine allo zero. Ci provai tanti anni fa con un gatto. Anche in quel caso una delusione. Appena gli fu chiaro chi fosse più intelligente, il felino mi impose le sue regole e fece capire chi comandava nella coppia.
sabato 13 aprile 2013
giovedì 4 aprile 2013
l'abbraccio del cobra
"Bisogna conoscere poco e male non solamente gli umori della società, ma soprattutto del proprio elettorato, per pensare che il PD possa uscire vivo da un eventuale accordo di potere con questa destra. Non genericamente una destra: questa destra. Quella che ci ha portato proprio qui." Così scrive Michele Serra ne "l'amaca", la sua rubrica quotidiana di Repubblica del 4 aprile. E' lo stesso discorso che si ripete ahinoi da venti anni, da quando l'anomalia rappresentata da un politico oligarca si è manifestata sulla scena politica. La destra italiana da tempo immemore merita - e non certo per condiscendenza o ammissione del vostro etrusco - una rappresentatività degna Una pretesa che risiede nei fatti e nei numeri che l'elettorato conservatore può esprimere. Un fatto? Una fetta consistente degli italiani ha un'impostazione di pensiero e di comportamenti che per comodità definirei tradizionali. Che si richiamano a certi valori e tradizioni di antica e consolidata emergenza, meritevoli di essere quanto meno rispettati.
La vera confusione che porta al malinteso nasce dal voler chiamare "destra" quell'accozzaglia variopinta di soggetti che rimasti orfani per vari motivi dovuti al tramonto di questa o quella bandiera, reale o di comodo, si sono intruppati alle spalle di un "uomo d'affari", sceso nel campo politico con l'intento sostanziale di proteggere i propri interessi e che, grazie al potentissimo megafono mediatico di cui dispone, ha nel tempo proposto una serie di riusciti slogan propagandistici. Tormentoni che in alcuni casi hanno fatto breccia sulle inspiegabili paure degli italiani e molto più spesso hanno direttamente interloquito con la pancia o meglio con la parte meno nobile e più pragmatica dei connazionali.
Pensare che dopo il tambureggiante bombardamento grillino che ha "coventrizzato" molti apparati di partito si possa ancora profilare un "inciucio", magari sotto forma di presidente della repubblica con i baffetti, significa non aver capito quello che con maestria ha indicato Serra e che ho pedissequamente riportato nell'introduzione.
Se Bersani o i suoi più stretti collaboratori hanno deciso di essere gli esecutori testamentari della maggiore forza della sinistra italiana possono anche scegliere questa via. I loro elettori presenteranno un conto che paragonato quello che stanno pagando attualmente sarà infinitamente più pesante ma che segnerà per molti la fine di un sogno che affonda le radici nell'umanità, nel rispetto reciproco e nella democrazia.
lunedì 1 aprile 2013
Sette giorni di mugugni
Periodo confuso. Fino alle elezioni di febbraio vivevamo accompagnati da alcune certezze. In certi caso si trattava di incubi, sempre gli stessi, ricorrenti ed inquietanti. Ma pur sempre punti fermi, comunque la si volesse vedere. È' bastato il ciclone grillino per scompaginare decenni di cattive abitudini, anche mentali. A distanza di poco più di un mese gli"statisti" di casa nostra hanno di colpo abbassato i toni. Qualcuno e' diventato quasi umano ed ha incominciato a percorrere a ritroso il turpe percorso cazzaro sinora effettuato, in spregio a qualsiasi principio di democrazia e rappresentatività . E sembrano diventati di colpo tutti agnelli sacrificali, colpiti dal fato rio ed ingiusto. Tutto giusto, invece, la storia non fa sconti ed in qualche momento bisogna pur pagare il conto delle proprie insensatezze. Ma, come direbbe una canzonetta di casa nostra, "qui viene il graziosissimo", cioè ora viene la parte difficile della costruzione di qualcosa dopo i bombardamenti. E se i tiri dell'aviazione a 5stelle hanno fatto davvero il vuoto, ora ci vorrebbe un Piano Marshall per ripartire. Ma per il momento non abbiamo ancora visto chi potrà distribuire sigarette e barrette di cioccolato, ma solo guastatori che demoliscono quei pochi bastioni ancora in piedi. Uno di questi, pervicacemente al suo posto, il vecchio Napisan. Che non vuole farsi rottamare prima di aver completato il suo giro, primo presidente comunista (?) della storia repubblicana. Si è inventata questa panzana dei 10 saggi, un manipolo di escrescenze della nomenklatura che dovrebbe fare quello che il Parlamento bloccato non è in grado di fare. Qualche esempio? Una fetenzia di elegge elettorale, una riforma dei costi della politica, una legge anti corruzione. Ci riusciranno? Temo proprio di no. La stessa composizione del gruppo e' fatta apposta per non funzionare, per riproporre quel balletto dei veti incrociati che già tanti danni ha provocato a questo sventurato Paese. E allora? A che servono? A voler pensare bene a prendere quel poco di tempo necessario ad indurre chi ancora volesse ragionare ad intraprendere una limitata strada di collaborazione. Altrimenti? C'è sempre il nostro amato cavaliere senza mazza e senza pelo pronto a sobbarcarsi l'ennesima fatica di governo. Scilipoti, la Pelino, Razzi, scalpitano e non vedono l'ora di assumere sulle capaci spalle responsabilità di gestione. Cabaret Italia continua e le prossime rappresentazioni promettono cose mirabolanti.
giovedì 28 marzo 2013
Quando si è Terzi, ma si vorrebbe diventare primi
Se non ci fosse in ballo il residuo prestigio internazionale del nostro Paese ci sarebbe da commentare tutta questa storia farsesca dei "marò" con una sonora risata. Le facce dei vari protagonisti, perplessi oppure contriti, adirati e talvolta sfiduciati, sembrano provenire direttamente dal genere artistico/letterario che è diventato una spiccata caratteristica nazionale: la commedia dell'arte.
Questo ministro con doppio cognome - sempre pericolosi, diceva il mio amico Antonino - ha fatto tutto ed il contrario di tutto, rendendosi ridicolo fino all'ultimo istante della sua comparsata parlamentare. La gestione della vicenda, nella sua assurdità, ha sfiorato il sublime sin dagli atti iniziali. E lui, il nobile diplomatico o sedicente tale, si è coperto di piumini e strass per vivere il suo momento magico da "etoile". Fino a cadere nel più misero dei tranelli elettorali del cainano pezzato.
L'unto dallo schifo gli ha promesso la Farnesina e Terzi la sua parte l'ha svolta fino in fondo, fino alla spaccata finale sul palcoscenico parlamentare per gli applausi a scena aperta.
Ma il corruttore di Arcore conosce le debolezze dell'animo umano, avendo nella propria figura un campionario variegato di ogni possibile nefandezza. Il suo ragionamento non fa una piega: alle prossime vicinissime elezioni devo riconquistare i voti di quell'elettorato di destra che, sia pure parzialmente, ha votato Monti e la sua coalizione, inorridito dalle vicende puttanier/corruttive e dalla gestione economica dissennata. Se riesco a dimostrare che i ministri tecnici erano uno più "farlocco" dell'altro e che resto io la sola frontiera anti comunisti mangia-bambini, il gioco è fatto.
E così, sognando la Farnesina ( e non la California) il dimissionario ministro degli esteri ha fatto un grosso pezzo di campagna elettorale pro-nano. Il quale incassa e si prepara per una lunga maratona televisiva nel corso della quale potrà farsi accompagnare oltre che dalle note Pelino, Biancofiore, Santanché anche da un tale dal doppio cognome, che fa sempre fino.
Viva l'Italia!
martedì 19 marzo 2013
Il silenzio
Restare in silenzio. Che cosa si nasconde dietro un silenzio? L'incapacita' di fornire un commento, la necessità di riflettere prima di aggiungere altri suoni a quelli precedenti, l'indifferenza rispetto a quello che ci circonda, la muta censura per un interlocutore che non si stima, la scelta di astrarsi da un contesto inutilmente rumoroso, la presa di distanza da chi non pensiamo meriti le nostre parole, la stroncatura più dura per rimarcare la volontà di escludere chi parla dal nostro mondo? Ogni giorno peraltro siamo costretti a subire migliaia di parole inutili, di suoni ed immagini sonore che ci costringono a farsi udire. Penso al meraviglioso silenzio degli asceti, rivolto alla riflessione ed alla contemplazione, magari in un fantastico contesto ambientale che ti consenta di riprendere i contatti con la tua parte più intima. Ma pare che questa direzione sia stata abbandonata dalla collettività che, in larga parte, preferisce forme continue di intrecci acustici, producendo un'infinita congerie di commistioni sonore. La miracolosa sordità di Beethoven, capace di restare fuori dal mondo del rumore per ricongiungerai soltanto alle meraviglie delle sue composizioni. Una specie di protezione naturale che ad un certo punto della sua vita ha isolato il maestro dai contatti sociali, ma lo ha definitivamente saldato a quelle melodie alle quali aveva dato vita. Lui, capace di tirare fuori ricami armonici e sottofondi prestigiosi dall'accozzaglia di strepiti dai quali veniva circondato. È proprio così, c'è ancora tantissimo da imparare dai suoni della natura, dall'acqua che cade in forma di pioggia o di neve, dal vento che passa tra i rami degli alberi inventando sinfonie sublimi, dal mare che ruggisce rabbioso,
avvolgendosi su se stesso. E i canti degli animali, i richiami d'amore, il crepitio del fuoco ardente, il boato di un vulcano. Meraviglie, che siamo capaci di barattare per vivere la frenesia delle città. Dove le sirene delle ambulanze, l'ossessione dei rumori di allarmi e auto, il brusio incessante del contesto urbano, gli strepiti dalle mura vicine, ci ricordano di continuo la nostra scelta di "civiltà ", sottolineandone l'assurdita'.
sabato 16 marzo 2013
La ripresa che verrà
Non sono passati che pochi giorni dalle elezioni politiche. Ma i risultati di quella consultazione hanno dato segnali di portata assoluta per il futuro della nazione. Chi scrive ha solo la pretesa di capire che cosa il corpo elettorale abbia indicato con il voto.
Mi pare anzitutto che molti milioni di italiani abbiano espresso con veemente chiarezza che un certo modo di intendere e fare politica deve essere abbandonato. Caste, bramini, figli di dio, ed altri ineffabili occupatori del potere, tutti insieme andate a casa!
La protesta che nasce dalle tante emergenze che la gente comune affronta quotidianamente ha fatto davvero un botto! E guai a chi nel frattempo fosse rimasto sordo ai chiari sintomi di questo diffusissimo malessere.
Il maggior partito dell'area progressista, nonostante i tanti veri o sedicenti politologi che schiera nelle sue fila, nonostante le tantissime indagini di società specializzate, e' rimasto schiacciato dal terribile peso della propria supponente convinzione di aver già vinto e di dover solo attendere gli esiti degli spogli per potersi dedicare al diletto passatempo della spartizione del potere tra le sue fameliche componenti.
E qui qualcosa non ha funzionato ed il risveglio deve essere stato doloroso per i sorpresi maggiorenti di quel partito. Alcuni milioni di elettori hanno dato una sonora risposta a cotanta sicumera, costringendo quel gruppo di illuminati politici a rendersi conto che anche per loro e' arrivato il momento di prendere la coperta ed andarsene nel fitto del bosco.
La risposta ha le antenne e la faccia irridente di un animaletto spesso negletto, di nome grillo. Che "tomo tomo, cacchio cacchio " ha piantato un corposo paletto di frassino nel petto dei vampiri, ottenendo un successo clamoroso, senza televisioni amiche e giornalisti slinguanti, ma solo grazie all'uso avveduto delle nuove tecnologie.
Bravi, grazie a nome di tutto il Paese, anche da chi come il tonto etrusco non vi ha votato, non credendo fino in fondo, da comune cittadino, nella forza del vostro vento.
Secondo partito d' Italia, una marea di deputati e senatori che stanno inondando con il loro apparente candore quelle aule paludate e presuntuose, sinora impestate dai professional della politica o da giuggioloni capitati per caso e vestiti di verde.
In massima parte giovani, facce fresche che non hanno avuto ancora il tempo di lasciarsi contaminare dal fetore del potere. Sono loro la vera speranza, dobbiamo fare il tifo per loro, affidare a questi nuovi rappresentanti quel messaggio di democrazia e di libertà che la costituzione ha tracciato.
È già hanno fatto sentire il loro determinante peso nella scelta dei presidenti delle due assemblee parlamentari. Pietro Grasso, Laura Boldrini, neo eletti, nomi direttamente arrivati dalla società civile e non vecchie cariatidi inciucione. Un giudice schierato ed esposto nella lotta alla criminalità organizzata, una animosa esponente delle istituzioni internazionali nell'assistenza ai rifugiati ed esuli di tutto il pianeta. Chiedo a me stesso, ma anche a chi dovesse avere la ventura di imbatterai in questo post. Uno solo di noi avrebbe previsto esiti del genere prima del 24 febbraio? Avremmo assistito alle solite cencelliane combinazioni di consensi sui soliti noti.
Ci deve essere uno spazio per la fiducia, dobbiamo credere che i cittadini 5stelle aiutino questo paese ad uscire dal guado dei nani arrapati, dei burocrati di partito, dei finti tecnici e veri marpioni.
La gioventù di questi nuovi parlamentari deve farci sperare. E' un atto di fede, ma non abbiamo molto altro.
Mi pare anzitutto che molti milioni di italiani abbiano espresso con veemente chiarezza che un certo modo di intendere e fare politica deve essere abbandonato. Caste, bramini, figli di dio, ed altri ineffabili occupatori del potere, tutti insieme andate a casa!
La protesta che nasce dalle tante emergenze che la gente comune affronta quotidianamente ha fatto davvero un botto! E guai a chi nel frattempo fosse rimasto sordo ai chiari sintomi di questo diffusissimo malessere.
Il maggior partito dell'area progressista, nonostante i tanti veri o sedicenti politologi che schiera nelle sue fila, nonostante le tantissime indagini di società specializzate, e' rimasto schiacciato dal terribile peso della propria supponente convinzione di aver già vinto e di dover solo attendere gli esiti degli spogli per potersi dedicare al diletto passatempo della spartizione del potere tra le sue fameliche componenti.
E qui qualcosa non ha funzionato ed il risveglio deve essere stato doloroso per i sorpresi maggiorenti di quel partito. Alcuni milioni di elettori hanno dato una sonora risposta a cotanta sicumera, costringendo quel gruppo di illuminati politici a rendersi conto che anche per loro e' arrivato il momento di prendere la coperta ed andarsene nel fitto del bosco.
La risposta ha le antenne e la faccia irridente di un animaletto spesso negletto, di nome grillo. Che "tomo tomo, cacchio cacchio " ha piantato un corposo paletto di frassino nel petto dei vampiri, ottenendo un successo clamoroso, senza televisioni amiche e giornalisti slinguanti, ma solo grazie all'uso avveduto delle nuove tecnologie.
Bravi, grazie a nome di tutto il Paese, anche da chi come il tonto etrusco non vi ha votato, non credendo fino in fondo, da comune cittadino, nella forza del vostro vento.
Secondo partito d' Italia, una marea di deputati e senatori che stanno inondando con il loro apparente candore quelle aule paludate e presuntuose, sinora impestate dai professional della politica o da giuggioloni capitati per caso e vestiti di verde.
In massima parte giovani, facce fresche che non hanno avuto ancora il tempo di lasciarsi contaminare dal fetore del potere. Sono loro la vera speranza, dobbiamo fare il tifo per loro, affidare a questi nuovi rappresentanti quel messaggio di democrazia e di libertà che la costituzione ha tracciato.
È già hanno fatto sentire il loro determinante peso nella scelta dei presidenti delle due assemblee parlamentari. Pietro Grasso, Laura Boldrini, neo eletti, nomi direttamente arrivati dalla società civile e non vecchie cariatidi inciucione. Un giudice schierato ed esposto nella lotta alla criminalità organizzata, una animosa esponente delle istituzioni internazionali nell'assistenza ai rifugiati ed esuli di tutto il pianeta. Chiedo a me stesso, ma anche a chi dovesse avere la ventura di imbatterai in questo post. Uno solo di noi avrebbe previsto esiti del genere prima del 24 febbraio? Avremmo assistito alle solite cencelliane combinazioni di consensi sui soliti noti.
Ci deve essere uno spazio per la fiducia, dobbiamo credere che i cittadini 5stelle aiutino questo paese ad uscire dal guado dei nani arrapati, dei burocrati di partito, dei finti tecnici e veri marpioni.
La gioventù di questi nuovi parlamentari deve farci sperare. E' un atto di fede, ma non abbiamo molto altro.
sabato 9 marzo 2013
La lista della salute
C'è uno spazio godibilissimo nell'opera di Eduardo De Filippo "Natale in casa Cupiello" nel quale l'ignavo e fannullone figlio di famiglia, Lucariello, cresciuto dalla mamma a zuppone 'e latte e altri vizi, si prepara a stilare la famosa "lista della salute". Un elenco di persone di famiglia nominativamente indicate in quella lettera a Gesù bambino, per invocare l'autorevole protezione del destinatario e garantire la buona salute dei parenti.
Ho provato ultimamente ad elaborare una personale "lista della salute" di persone che mi farebbe piacere stessero in ottima salute. Un gioco, se volete, oppure un modo per fare il punto sulla personale condizione degli affetti. Così scoprendo che alcune figure che sinora avevano un ruolo ed un significato nella mia vita hanno preferito defilarsi ovvero farsi eliminare dai miei affetti.
Tutto giusto, da parte loro e da parte mia. Con le rispettive più o meno valide giustificazioni di presa di distanza o di risentimento.
Restano dei fatti e residua quella consapevolezza che con il passare del tempo le incrostazioni caratteriali nostre e di chi ci circonda diventano barriere oltre le quali non si può né si deve andare. Vite diverse hanno tracciato codici di comportamento che, al comparire di un fatto traumatico, riemergono in tutta la loro ampiezza.
C'è poco da fare. A quel punto conviene abbandonarsi, come dice il testo di una canzone degli anni '40. Deve essere stato questo il principio della diaspora linguistica. Le popolazioni delle varie terre, abituate a vivere, cacciare, procurarsi cibo e continuità in ambienti diversi, iniziarono ad indicare gli oggetti attraverso l'elaborazione di un linguaggio destinato ad un gruppo. E in quell'ambito la comunicazione funzionava, si intendevano perfettamente. Ma quando per avventura capitava nel loro territorio un individuo di diversa formazione, l'incomprensione raggelava i rapporti. Chiamavano le stesse cose con nomi diversi ed allora lotte, guerre e creazione di steccati, barriere, fortificazioni.
Mi sono visto così a restringere la mia lista della salute a quei nomi che tradizionalmente hanno diviso con me tempi e vicende che ci hanno insegnato che, nonostante i riconosciuti rispettivi difetti, restava l'affetto, il linguaggio di fondo in comune, elementi forti che hanno consentito di superare le incomprensioni ed anche le differenti convinzioni che nel tempo avevamo maturato.
Senza escludere amici di tempi più prossimi, felice scoperta della maturità. Perché se è vero che è più facile intendersi con soggetti conosciuti da sempre, del genere i compagni di scuola, è altrettanto provato che "le antenne" dell'età avanzata ti consentono di individuare con sicurezza ed accettare con piacere anche l'amico di tempi recenti.
Un certo numero di nomi è venuto fuori alla fine del mio percorso di "coscienza". Me ne compiaccio con me stesso e dedico a tutti loro una splendida primavera.
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