Se il problema europeo ed italiano per eccellenza resta la piaga della disoccupazione, possiamo tirare un sospiro di sollievo! Profondo ed autentico come l'intuizione degli uomini di governo che, impavidi e senza incertezze, stanno tracciando la "work map" più lungimirante che menti umane potessero concepire. I primi quaranta posti di lavoro sono stati individuati con la creazione di questo comitato di saggi che devono predisporre le riforme necessarie a rendere attuale e contemporanea la Costituzione. Quaranta, mica pochi. E poi, ben pagati, mica precari o partite IVA, come capita ai nostri giovani che quasi si pagano da soli i quattro euro percepiti (?) a fine mese. Per questi esperti e saggi costituzionalisti prebende da favola e privilegi connessi. Se no poi dicono che siamo. provinciali ! E il compito di questi straordinari consulenti? Modifiche costituzionali. Ma quali? E poi non era la migliore costituzione possibile, modello di tanti altri testi adottati sul solco della nostra? Rischiamo di non capirci una mazza. Intanto il ministro delle Riforme Quagliariello annuncia che il comitato ha un "cronoprogramma", un "working schedule" stringente che produrrà in tempi brevissimi miracolosi risultati. Meno male, ci stavamo quasi preoccupando. La sensazione e' che questi nostri amati e meritati reggitori stiano facendo la classica melina borbonica del " facimmo ammuina" perché si sono persi anche loro nel mare delle cose autentiche e reali che non funzionano o non ci sono. Il povero nipote d'Italia, Letta, ricorda con nostalgia ed emozione le cene di famiglia con ospite l'ombra umana, Andreotti. Quelle erano tavolate ed alla fine della cena si era deciso il cronoprogramma per i prossimi cinque anni. Insabbiamo questo, sistemiamo definitivamente sotto un ponte i riottosi, un caffè che non si nega a nessuno, nemmeno ad un carcerato. E il giornalista scomodo che ricatta e minaccia? gli mandiamo un paio di amici che lo convincono facile. E l'attrice in vista che contesta? A lei ci pensano i Carabinieri che sono benemeriti, altrimenti che ci stanno a fare? Quelli si, che erano tempi, niente meline e " quagliarielli", bastava una cena con le persone giuste e la pace sociale era assicurata. Magari si trascurava l'occupazione, però gli statisti di una volta avevano un'altra concretezza. E dichiariamoci pure contenti che può essere che tra poco la repubblica delle banane abbia le sue necessarie trasformazioni. Al posto del tricolore, un pirata con la benda sul l'occhio in campo nero. A sostituire l'inno di Mameli proporrei "sotto questo sole", che suggerisce l'impegno a pedalare. E, immancabile, il cavalier Pompetta al Qui rinale, in due parole perché è il posto per lui.
giovedì 6 giugno 2013
mercoledì 5 giugno 2013
incredibile, ma vero
Chi conosce il vecchio etrusco sa della lunga passione tennistica. E che di passione si tratti, nel senso etimologico di patire qualcosa, non vi è dubbio dopo quasi 50 anni di tentativi. In alcuni momenti giovanili più fruttuosi, con medio/piccole soddisfazioni di vittorie o piazzamenti in tornei di livello basso; o riconoscimenti da parte di intenditori della nobile arte che si manifesta con la racchetta. Che resta arte, ma è anche dolorosa matrigna per chi trascuri la condizione fisica o si lascia andare a qualche pur legittimo godimento.Nel mezzo secolo di terra rossa ingoiata - e non solo, perché la polvere c'è anche sull'erba o sui campi in materiale sintetico - ho praticato gente di diversa impostazione mentale, ma quasi tutti convinti di saper giocare e di essere abili. Tutto legittimo, specialmente per chi sa quanta fatica comporta riuscire a ributtare con continuità una pallina dall'altra parte. Partiamo dal fatto che è sport asimmetrico, visto che dalla pancia materna usciamo senza quella protuberanza di una sessantina di centimetri detta racchetta. E aggiungo che è difficile riuscire a respingere con un minimo di armonia fisica la palla dall'altra parte, a meno di non sottoporsi allo stress di ripetute e costose lezioni di maestri. All'epoca dei miei esordi, contrastato in famiglia su tutto quanto non fosse applicazione agli studi, ho tentato di imparare da solo, guardando ed osservando con estrema attenzione i movimenti dei bravi ed in qualche occasione dei campioni. Questo tentativo di imitazione riuscì nel tempo a produrre modesti risultati, consentendomi di imparare un discreto rovescio e poco più, visto che il dritto, colpo apparentemente più semplice, è stato e resta la mia croce. Negli anni ho strappato qualche nozione di gioco a volo, praticando più il doppio che il singolare.
Ora capita che a sessantacinque anni suonati, mi iscrivo ad un torneo veterani del Gran Prix, ospitato dal mio circolo. Dentro di me ho pensato: questi sono tutti tennisti allenati ed esperti. Male che vada mi farò una partita con qualcuno bravo.
Senza classifica, parto dal primo gradino del tabellone e mi capita al primo turno un signore taciturno, accreditato di ottime recenti prestazioni. Appena in gioco, vado sotto due a zero, poi prendo a giocare in maniera più attenta e vinco 6/2 il primo set, nonostante un personal coach del mio avversario ed un paio di amici dello stesso che facevano il tifo per lui. Anche il secondo set scorre facile, 5/0, poi gli faccio fare un game anche per allentare la mia ansia di vittoria.
Ma il bello è arrivato con il secondo turno dove gioco con un simpatico amico, classificate, udite, 4/3. Per chi non sia pratico indico che una classifica del genere proviene da numerose e continue vittorie con classificati.
Scendiamo in campo e mi rendo conto che il mio avversario, abile ed accorto, non ha però colpi a chiudere straordinari. Nemmeno io, intendiamoci bene, ma mi resta qualche reminiscenza dei tempi in cui correvo davvero. E così con applicazione ci provo, perdendo il primo set 6/4, ma rendendomi anche conto di un'impresa possibile, nonostante le qualità di chi sta dall'altra parte della rete.
Lunghissimo secondo set nel quale riesco ad andare 5/2 in mio favore. Ma il coraggio dove sta? Smarrito per strada, se mi faccio rimontare, inanellando una serie di errori con colpi inguardabili. Tie break e sento qualcuno da fuori che mi dice di fare il mio gioco. Chissà che cosa intende. Io ci provo ed attacco con maggiore continuità e conquisto il secondo set.
Sorpresa! il giudice arbitro mi informa che per i vecchietti over 65 il terzo set è sostituito da un tie break lungo a 10.
Mi frego le mani, pensando: meno male almeno finiamo prima del coccolone in campo, quasi certo dopo due ore e dieci di gioco.
E così nel tie break finale, dopo essere stato sotto 5/2, riesco a battere in un modo meno indegno ed a fare i punti necessari con qualche discesa a rete. Vittoria.
Increduli i non pochi spettatori, sportivissimo il mio avversario che si complimenta. Io, quasi ai limiti della coscienza,
incasso questa grande soddisfazione. Il prossimo avversario, classificato 4/2, quindi ancora un gradino più in alto, pare sia ingiocabile.
Che vi devo dire? Io, con tutto il rispetto che merita l'impegno, ci proverò. A questo punto l'adrenalina prodotta mi fa quasi volare e chissà che non riesca a compensare i miei tanti difetti tennistici..
domenica 26 maggio 2013
Blog e curiosità
Mi capita di dire a qualcuno dell'esistenza di un mio blog. Posso così verificare reazioni diverse, del tipo "ma che avrà voluto dire?" , ovvero " ma chi pensa di essere, Montanelli?", ma anche " un altro spacca marroni " e via aggiungendo. Ora mi piacerebbe chiarire a chi fosse eventualmente interessato che questo spazio di private esternazioni rappresenta una specie di valvola di sfogo alla quale fare ricorso quando la pressione interna sale. Con un "post" mi tranquillizzo e cerco di dare ordine a quei pensieri che dapprima ronzavano disordinati. È vero che non sempre riesco a dare una forma adeguata e sistematica alle tante e diverse spinte o curiosità, ma vi assicuro che è una soddisfazione raccogliere le proprie cianfrusaglie mentali in una scatola di latta a prova di memoria. Da quando ho cominciato, parecchi anni or sono, ho messo insieme pagine che potrebbero bastare per un libro da comodino, di quelli cioè che aiutano a prendere sonno e che per questo sono collocati strategicamente affianco al letto, dovesse mai capitare un periodo di insonnia. Eppure queste amenità hanno ricevuto oltre cinquemila visite e, udite udite, il risultato di questo girovagare in prosa ha persino un valore commerciale, stimato in circa 500 dollari USA. Non so come si riesca ad arrivare ad una simile valutazione, ma è un dato reale, a disposizioni di tutti. Piuttosto la mia domanda e' : " ma chi è disposto, in tempi di crisi nera, a sborsare una simile cifra per un contenitore di niente o quasi?" Misteri del mercato delle cavolate, dove tutto trova un prezzo, persino il vuoto pneumatico. Io mi sarei aspettato piuttosto il contrario e che qualcuno mi potesse chiedere quanto sono disposto a pagare per poter continuare ad occupare uno spazio sul web. Misteri internautici, almeno fino a quando non verrà uno Standard and Poors dei blog che classificherà con stime dalla triplice A a scendere anche le produzioni di tutto il mondo. A quel punto la terra etrusca avrà il posto che si merita, cioè zigrinata e pronta per l'uso igienico. Ma fino ad allora vado avanti, imperterrito senza neppure dare risposta a chi mi chiede : "perché lo fai?"
giovedì 23 maggio 2013
Santo subito
Ci sono momenti nei quali sentì ancora maggiore il senso di inadeguatezza. A me capita davanti alla morte, evento che ci riporta di colpo alla nostra dimensione caduca. E che dovrebbe sempre fornirci spunti di riflessione sull'inutilita' della maggior parte delle nostre azioni. In particolare di quelle che ci procurano il possesso di cose che non sono essenziali alla nostra sopravvivenza. Orpelli esteriori che ci illudono di una sensazione di agiatezza o che ci convincono di essere inseriti in un ceto o in una categoria. L'auto tale, l'orologio talaltro, il pullover di cachemire, la scarpa o abito firmato, la collezione di quadri d'autore. Quando ho saputo della scomparsa di don Andrea Gallo mi è bastato un attimo per ripiombare nella piena consapevolezza di quanto poco riesca a capire delle cose umane. Prete di strada, difensore degli ultimi, pronto a schierarsi con gli emarginati di ogni specie. Ma soprattutto pronto a gridare contro l'ipocrisia dei rappresentanti ufficiali di quella sua fede che ogni giorno testimoniava con forza. In mezzo alla gente, a prendersi carico dei giovani sbandati di ogni razza, facendo sacrifici e personali e trascurando la propria salute per assicurare un pasto ed un rifugio a chi vive fuori dei circuiti riconosciuti di questa società. Se fossi riuscito a parlargli non escludo che avrebbe fatto vacillare il mio agnosticismo. Ora è troppo tardi, ma non di meno mi resta il ricordo di un uomo vero che ha camminato in mezzo a questa moltitudine di mezze tacche umane, cercando di insegnare con l'azione e l'esempio a quali livelli possa arrivare il senso della solidarietà umana, nonostante i contrasti delle caste e delle gerarchie che in tutto il percorso della sua vita hanno tentato in ogni modo di ostacolarlo e di metterlo fuori strada.
giovedì 16 maggio 2013
Onement VI
Un vero capolavoro, perbacco. Un enorme quadrato di colore blu, tagliato a metà da una riga bianca longitudinale.
Sarà forse per un pregiudizio culturale di stampo tradizionale, ma sono abituato ad associare al concetto di capolavoro i dipinti di Vermeer o Caravaggio. In ogni caso, a ben rimirarla, questa straordinaria bellezza della tela di Burnett mi sfugge proprio. Anche i miei malcapitati lettori se ne potranno fare un'idea dall'immagine riprodotta. Lascio ovviamente a chi se ne intende una valutazione di merito. Io mi limiterò a fare qualche considerazione sulla notizia. Per aggiudicarsi "Onement VI" da Sotheby's a New York si sono scannati alcuni investitori in opere d'arte, dando vita ad un a vivacissima asta conclusasi con l'aggiudicazione dell'opera a soli 43.845.000 milioni di dollari, circa 34 milioni di euro. Sapete chi si è accaparrato il prezioso manufatto? Vi sento, state tutti parlando di cinesi speculatori, russi mafiosi, arabi piovra. Avete sbagliato tutti: si tratta di un nostro connazionale il quale avrà il piacere immenso di avere a casa propria questa straordinaria creazione, arricchendo il patrimonio artistico del paese di un'altra cosa del tutto inutile.
Con quella cifra si poteva creare una fondazione per ricerche sulla genetica? Certamente dare vita ad un ospedale degno di tal nome, ovvero porre in sicurezza chilometri quadri di territorio in sospetto di frana? Riparare le strade di moltissimi centri italiani? Dare lavoro a tanti giovani?
Inguaribili nostalgici e retorici che non siete altro. Il nostro ignoto fortunatissimo compatriota potrà nascondere il dipinto - se così lo vogliamo chiamare - dentro una stanza blindata ed inaccessibile, guardata da armatissimi body guards. Di tanto in tanto, in occasione delle sue "cene eleganti", farà dare una sbirciatina del pannello a qualche amico fidatissimo che sbaverà di invidia per quella fortuna capitata al padrone di casa per quattro spiccioli.
E' la meravigliosa e incommensurabile insensatezza di chi è ricco. Compra cose del tutto superflue a prezzi vertiginosi per nasconderle all'interno di un buco nero.
martedì 14 maggio 2013
arcobaleno di sensazioni
Si rincorrono le sensazioni. La delusione, certo, quella è cocente per aver sperato nell'affermazione dei propri valori, ora barattati da altri per fini quanto meno oscuri. La rabbia, anche lei non manca, per le occasioni sprecate e per le riflessioni personali non tutte gradevoli. Il disorientamento. Sotto questo profilo siamo in tanti a non capirci più niente, oscillando tra la sensazione di grande fregatura e quella di non aver capito niente. E si possono cogliere brandelli di sensazioni nei discorsi tra la gente. Con il giornalaio che, sotto sotto, ti sfotte perché conosce le tue idee politiche o la tua impostazione. Che commenta i titoli del tuo quotidiano abituale con chiose apparentemente di adesione, ma che alla fine hanno il sapore della coglionatura. E intanto la situazione intorno peggiora, con un governicchio che all'esterno presenta animelle, mentre il vero ritmo di danza lo portano i soliti gattopardi.
Crisi economica senza freno, ad onta delle cautissime previsioni di ripresa. Non ci sono risorse nemmeno per le cose essenziali, sanità, istruzione, politiche giovanili, mentre ci lasciano appassionare alla straordinaria minchiata dei compensi ai grillini. Con il fanculista che pone dictat più cretini di lui, rispetto ad un argomento che non leva e non mette nella politica italiana. E dall'altra parte ha dei giovanotti/e alle prime esperienze di vita e di un qualche guadagno. E che anche così potrebbero farsi un'esperienza, senza necessità di regole imposte dall'esterno. Forse, come gli ha ben detto un 5 stelle, ci faremo un gruppo parlamentare a parte e così il paguro genovese andrà a sbraitare in piazza contro i traditori. Ma traditori di che? Delle sue regole farlocche e della sua incapacità di fornire una vera linea politica che non sia quella dello spariglio tout court?
Il primo ministro lettino ci prova, o fa finta di provarci, portandosi persino una banda di impuniti in convento. Per fare spogliatoio, dice il nipote d'Italia. E' proprio vero che i conventi non servono a niente, specie da quando gli amanuensi sono stati rimpiazzati dal "copia incolla" e le suore si fanno fare dalle industrie le marmellate e gli elisir che spacciano per artigianali. Ma in questo caso la parola spogliatoio mi ricorda una celebre gag di Totò ch,e vestito da donna, così apostrofa un allupato padrone di casa.
Se fosse possibile, ce ne dovremmo tornare tutti a casa nostra. Ma qualcuno mi ricorda che questa nave allo sbando è la nostra casa e che a guidarla c'è un nostromo che somiglia più a Schettino che a Cristoforo Colombo. Impossibile abbandonarla, a meno di gesti epici di espatrio.
Per andare dove? Dagli amici francesi che ci prendono per il culo su quasi tutti i nostri difetti? O dai tedeschi, che fatte poche eccezioni, ci considerano sottoprodotto umano? Anche in Australia vigono ferree leggi che disciplinano l'emigrazione. O si investe un grande capitale oppure si deve essere "skilled workers" che, in parole povere significa lavoratori esperti e capaci di un apporto significativo all'economia locale.
Stando così le cose, il vostro etrusco, sempre tenendo un contegno accettabile, si rassegna. Mi tengo il nipotino, in attesa del ritorno di bagonghi e della sua esilarante troupe.
sabato 4 maggio 2013
Destra, Sinistra, identità italiane da preservare
Nel sabato di sole che mi viene offerto ho avviato la lettura del mio giornale. In discreta evidenza, taglio basso di pagina nove, un intervento di Rino Formica. Non c'è bisogno che ricordi ai miei preparatissimi lettori chi sia questo signore, tra i protagonisti della stagione socialista di governo. Il quale, in replica ad un altrettanto tortuoso articolo del direttore del quotidiano, si precipita (?) in un impervio percorso dialettico al termine del quale il povero lettore (quorum ego) si pone un'angosciosa domanda: ma che avrà voluto dire?
Scioccato dal primo contatto ho tentato una rilettura, facendomi aiutare da un amico e consocio di circolo che in precedenza avevo visto sbirciare le stesse righe. L'ottimo Enzo ha allargato le braccia, quasi in segno di disfatta finale, invitandomi a pormi altre domande. Anche lui era rimasto interdetto e pieno di interrogativi dopo aver dedicato qualche minuto a quello scritto.
Ma è possibile al giorno d'oggi riservare spazi ed attenzione al nulla declinato su quattro colonne? E' ancora lecito mescolare aria fritta e frullato di acqua, di fronte ai veri problemi sul tappeto, scossi come siamo da uragani politici che non riusciamo ad inquadrare ed a definire.
Per un attimo ho immaginato di sedere al posto di quel nominato e celebre direttore e di dover decidere che cosa fare di quella lettera. Un uomo al bivio: zigrinare il supporto cartaceo e farlo diventare carta da cesso, recuperando almeno in parte ad utilità quella testimonianza di pensiero ostica alla normale comprensione; oppure, dare grande prova di democratica apertura e pubblicare quelle autentiche fottesse.
Il direttore ha privilegiato la seconda opzione ed ha così occupato assai indegnamente alcuni centimetri quadrati del giornale. Democrazia adesso vorrebbe che il medesimo ospitasse questa mia lettera nella quale pretendo che mi venga spiegato che cosa abbia voluto dire quel profluvio di nullità emerse dalla penna di questo dinosauro, persino capace di sostenere che "Si unirono forze così aggressive e plurime da sconfiggere un impreciso ma determinato disegno socialista craxiano di "riequilibrio" a Sinistra."
Più chiaro di così si muore. E meno male che quel disegno craxiano era impreciso. Era certamente determinato nell'individuare e taglieggiare tutte le fonti di possibile vantaggio economico per la cricca del boss. Che fece la sua fine, fuggendo come un autentico eroe su sponde tunisine. Se si fosse portato con lui, in dorato esilio, pure questo illuminato suo adepto avremmo corso il rischio di non leggere questa preziosissima precisazione sulla Destra, la Sinistra e le identità italiane da preservare. Con seri danni per l'intero movimento del pensiero politico. Poveri noi, tornano a galla materie di scarto normalmente destinate alla concimazione delle piante.
Iscriviti a:
Post (Atom)


