lunedì 8 giugno 2009

Toto e l'incubo della nobiltà


Un destino beffardo sembra accanirsi contro Totò ed il suo difficile rapporto con la nobiltà. Un manipolo di ladri, sfessati almeno quanto il loro proposito, hanno divelto lo stemma nobiliare dalla capella funeraria del grande comico. Salvo poi a farsi prendere come i patetici eroi di una pochade, che avrebbe visto come degno protagonista il grande attore. Quel simbolo di nobiltà che l'attore aveva inseguito nei tribunali per circa sessanta anni stava per essere imballato e spedito verso mete di oltremare. Ma quel che più conta, ci dobbiamo chiedere come mai un uomo che come pochi sapeva intercettare il gusto per l'ironia e la beffa del popolo meridionale avesse maturato questa "scuffia" per la nobiltà. Proprio lui, pronto ad irridere ogni caporale che gli si parasse davanti, maschera tragicomica capace di reagire con impareggiabili tempi comici all'arrogante, pomposo e pedante di turno? Uno strano destino, legato ad un'infanzia infelice. Altrimenti non si concilia con il Totò poeta della "Livella" che fa dire al suo fantastico "monnezzaro" di essere deciso a prendere a mazzate l'insopportabile nobilastro vicino di tomba. Il principe della risata è riuscito a tenerci compagnia così tante volte da essersi assicurato il nostro affetto e la nostra ammirazione, anche senza stemma. E così ce lo vogliamo ricordare, mentre sberleffa l'onorevole sul treno e riempie di fiato le tante pernacchie che non abbiamo fatto.

mercoledì 13 maggio 2009

vive la cultura?

La chiusura del teatro Tinto di rosso a Palazzo Marigliano mi ha convinto che tra breve servirà l'alto patronato dell'UNESCO per salvare i pochi centri culturali che resistono all'incalzare dei nuovi barbari. Basta percorrere la città per prendere atto di una realtà dura e destinata persino a peggiorare. Stiamo assistendo all'ecatombe silenziosa di piccoli giacimenti culturali, quali i cinema di quartiere, i teatri volontariamente fuori del circuito commerciale, le piccole librerie di gusto dove era possibile trovare un libro, ma era certo l'incontro interessante con un libraio che ti introduceva ad un autore o a un filone letterario. Al loro posto, inesorabili, si insediano catene di supermercati, mentre negli spazi minori si vanno ad installare le nuove chiese dei nostri tempi: i centri di scommesse, o betting offices. Giovani e meno giovani affollano questi nuovi centri di aggregamento per sfidare la fortuna. Quasi tutti sono consapevoli che per uno che riesce a vincere ci sono diecimila perdenti, sempre più incattiviti con la mala sorte. Le facce alternano quasi sempre brevi momenti di soddisfazione a lunghi intervalli di noia o di delusione. La filosofia che è dietro a questi luoghi tristi è pericolosa. Finge di mostrare ai giovani una via per il successo, almeno per quello economico. Senza sforzo. Soltanto con la combinazione giusta che ti moltiplica la puntata e ti illude di avercela fatta.

domenica 19 aprile 2009

Un dipendente indipendente


Repubblica del 19 ci offre uno dei tanti ossimori napoletani espressi in due pagine che non è agevole confrontare, ma che lasciano certamente spazi per qualche riflessione. Da un lato, un'intervista al procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico da cui emerge una traccia di speranza e di stimoli alla società civile. Molto misurate le espressioni del magistrato inquirente a commento dell'accertamento sulle responsabilità degli autori del delitto Ambrosio. Avrebbe potuto lasciarsi andare ad un minimo di trionfalismo per la rapidità e l'efficienza mostrata nelle indagini. E invece no. Nel citare quasi tra le righe l'impegno e la dedizione delle forze dell'ordine, ha collegato preziosi concetti quando ha affermato come violenza generi altra violenza e come non sia sufficiente l'invocazione di vendetta da parte di una borghesia sostanzialmente indifferente ad affrontare il degrado sociale e familiare in cui si consumano molte esistenze di fasce emarginate della società. Una significativa esemplificazione di senso del dovere e di coscienza del contesto, molto verosimilmente conseguenza di un ben inteso senso dello stato per il quale non c'è spazio per protagonismi, ma c'è motivo per un richiamo alla società ed alle sue responsabilità, commissive ed omissive.
Nello stesso giornale poi scopriamo invece le virtù pubbliche e private, questa volta decisamente sbandierate,sia pure con l'intermediazione di persone di famiglia, di un signore che dovrebbe svolgere le funzioni di comandante dei vigili urbani. Della sua presenza e delle sue qualità dovremmo accorgerci, in teoria, soltanto per l'efficienza ritrovata del corpo dei vigili. Ai lettori un commento sulla riuscita di questa pur non semplice operazione. Chi immaginava che al ruolo si adattasse un profilo da tenace e silenzioso esecutore della legge, con forte senso del dovere, si sbagliava. L'uomo ha da sempre scelto di operare con grande impegno,senza peraltro riuscire a resistere all'irrefrenabile pulsione verso l'esposizione mediatica. Abbiamo così accumulato cospicue tracce di risse materiali con cittadini e di divergenze, espresse attraverso la stampa e conferenze pubbliche, con chi rappresenta le istituzioni. In tutta evidenza rivendica un protagonismo che sarà sicuramente un brillante viatico per una futura carriera da politico, ma che al momento non sembra completamente in linea con quanto contrattualmente richiesto alla figura del comandante dei vigili al momento dell'assunzione dell'incarico. Contrapposizioni di figure istituzionali dicevo, al cui interno c'è il vero volto di Napoli.

martedì 14 aprile 2009

cronaca dal terremoto

Da Napoli al terremoto, cronaca degli aiuti
di Giovanni Chianelli

La rotta dei volontari partenopei che portano aiuti in Abruzzo inizia a via Cilea martedì 7, alle 21. Accorrono in molti e portano parecchia roba. La prima operazione è separare i vestiti dal cibo in uno spiazzo. La convocazione è stata fatta su facebook e via mail, ma altri passando trovano spunto per partecipare: "Fate la raccolta per gli sfollati? Non vi muovete che portiamo qualcosa anche noi", dicono degli sconosciuti. L’adunata diventa una festa, la risposta della gente supera le previsioni. Si prepara la partenza della mattina dopo, e si studiano piani per ottimizzare spazi e persone. Mercoledì mattina otto macchine si ritrovano alla barriera della tangenziale di Pozzuoli: qualcuno promette che al mercato di Monteruscello regalano biancheria e tute. Anche qui la realtà va al di là dei desideri. Appena si sparge la voce ogni bancarella offre un contributo, in breve si raggiungono duemila capi tra mutande, calze, magliette intime e reggiseni. Dire gara di solidarietà è poco, qui è una vera e propria guerra a chi offre di più. "Le fantasie magari non sono un granchè per i terremotati", si schernisce un venditore mostrando dei tanga hawaiani "però è tutta roba pulita". Si va via pensando a qualche luogo comune sui napoletani, per una volta positivo. A Caserta si uniscono altre auto, poi via fino a Cassino, dove si lascia l’autostrada per la statale Sora-Avezzano. I contadini salutano le auto degli aiuti, al casello di L’Aquila Ovest la protezione civile lascia passare senza pedaggio. Strano, dalla radio continuano a chiedere di non venire e che non serve niente. Ma i ragazzi di Napoli non demordono: non credono, di istinto, a chi chiede di non aiutare. "Qua non c’è nulla e il premier continua a dire che la situazione è sotto controllo!", si infuria Luigi, trent’anni, tra i capi della spedizione. Come dargli torto? L’arrivo dei ragazzi di Napoli è salutato come quello degli americani durante la seconda guerra mondiale. In più di cento fanno capannello attorno alle auto, si costituisce un bazar spontaneo e le migliaia di vestiti in pochi minuti spariscono. Vanno a ruba i capi di
biancheria intima , è quella che gli sfollati cercano di più. Qualcuno scherza atteggiandosi a gran venditore, un uomo calza una gonna e le bimbe ridono. Persino la cinesina di due anni che ha due scarpe destre. "I volontari laici possono essere utilissimi. Oltre a portare aiuti, regalano un po’ di allegria alla gente in preda al dramma. E voi napoletani in questo siete imbattibili", spiega Marzia, una "psicologa dei popoli" al seguito della Protezione Civile. D’obbligo un giro in centro, con tutte le precauzioni. Anche perché Chiara, una ragazza di Pozzuoli, studia matematica all’Aquila e deve recuperare nella casa in affitto dei testi e il libretto universitario, frutto di fatiche di anni. I vigili del fuoco accompagnano tre volontari nella casa di studenti, proprio affianco piazza Duomo. Atmosfera spettrale, resa ancor più paradossale dai negozi ancora illuminati e dai bancomat in funzione nel deserto. L’edificio sembra intatto, all’esterno. Dentro invece è tutto crepato. Si raccomanda attenzione estrema, una nuova piccola scossa potrebbe essere pericolosa. I ragazzi portano fuori solo libri, come raccomanda Chiara: "Il resto non mi interessa". Dopo cena c’è un momento goliardico: sfida calcistica tra volontari napoletani e Croce Gialla Pugliese. Poi la notte, molto fredda ma sopportabile, e il ritorno in mattinata. Per preparare la nuova adunata di stasera, alla rotonda del Parco Virgiliano sempre alle 21.
(09 aprile 2009)

giovedì 12 marzo 2009

ma da dove venite dalla Val brembana?


Convinto come sono della capacità tutta meridionale di cogliere l’ironia, specialmente se di grana grossa, come quella che emergeva dalla mia lettera a Repubblica Napoli di mercoledì 11 marzo, confesso di aver avuto perplessità nel leggere la replica che il lettore Laiso mi rivolge il giorno dopo, attraverso la stessa rubrica. Dapprima credo di aver fatto la faccia del “ghisa” dell’indimenticato Totò, Peppino e la Malafemmina, quando chiede “ma da dove venite, dalla Val Brembana?” Poi ho tentato una lettura più attenta della risposta e mi sono lietamente immedesimato nel beato personaggio che di me tratteggia l’ineffabile Laiso. Uno spensierato nullafacente, senza preoccupazioni né impegni, che al massimo rischia qualche schiaffo dall’automobilista denunciato. E mi sono immediatamente ricordato di un personaggio che i vomeresi over 50’ ricorderanno. Un falso vigile, con taccuino e fischietto, operante nella zona via Bernini – Piazza Vanvitelli, che ben prima dell’immaginifico Sementa, perseguitava i pochi indisciplinati dell’epoca. Non tutti gli automobilisti si accorgevano della “anomalia comportamentale” del solerte ed inflessibile Massimo. Molti chiedevano che chiudesse un occhio, altri protestavano per lo zelo eccessivo, si arrivava alle parole grosse, con effetti immaginabili sulla circolazione, ma comunque dando vita a siparietti gustosissimi, spesso risolti dai barbieri della zona che “ritiravano” il buon uomo prima che succedesse il peggio. No, caro lettore Laiso, purtroppo faccio parte della discussa e disprezzata categoria delle persone normali e nonostante i sessanta anni passati, continuo a lavorare. Mi resta il gusto, finché ce lo faranno fare, di commentare in modo giocoso le tante astruserie che siamo costretti a subire. Perché sia definitivamente chiaro, condivido tutte le sue sacrosante obiezioni alla proposta del comandante dei vigili urbani.

mercoledì 11 marzo 2009

don diana


“Chi è don Peppe?”. “Sono io”.
Don Peppino Diana era un prete di quelli rari. Coraggioso e ostinato,
non ha mai abbassato la testa di fronte a nulla. Peppe con il cuore
scout e il vangelo in mano, nel 1991 si fa promotore di un attacco
diretto contro i clan di Casal di Principe, la sua terra, sottoscrivendo
un documento che resterà una traccia indelebile nella lotta contro il
crimine organizzato.
“Per amore del mio popolo” è il titolo di questo documento. Un manifesto
contro la malavita che impazza fra le strade dell'Agro Aversano.
È un parroco di frontiera don Peppe, uno che nella terra di Francesco
“Sandokan” Schiavone combatte una guerra impari contro la Camorra.
Il giorno del suo onomastico, il 19 marzo 1994, alle 7.30 del mattino
un killer entra nella sagrestia della Chiesa di San Nicola a Casal di
Principe e lo uccide. A soli 36 anni. Un fumetto racconta la storia e
l'eredità di don Diana nella terra di Gomorra, tracciando il confine tra
ciò che resta di un uomo come tanti - che mai avrebbe voluto essere
un eroe - e il simbolo della lotta alle mafie che oggi rappresenta la sua
vita.

martedì 10 marzo 2009

Le ronde dei Sementa boys


Ho deciso e non voglio sentire ragioni! Mi iscrivo alle ronde dei Sementa boys e fotograferò tutti gli automobilisti indisciplinati possibili. A cominciare dalle auto in doppia fila delle signore che fanno la spesa, proseguendo con le mamme che accompagnano i bambini a scuola e via continuando con le mille combinazioni trasgressorie dei nostri poco osservanti concittadini al volante. Ma come fa a pensarle così giuste questo diavolo di un comandante? Eppure tempo ne deve avere poco a disposizione, impegnato tra prese volanti di motociclisti senza casco e chiarimenti ravvicinati con giornalisti, conferenze stampa e contatti con le autorità. Sin troppo scrupoloso, quando si interroga sulla piena ortodossia di una procedura sanzionatoria che prenda le mosse dalle foto di privati. Ma, secondo le sue dichiarazioni, sta già studiando un percorso “tecnico” capace di rendere legali le foto dei delatori privati. Che, ansiosi, non aspettano altro per dare vita ad un pirotecnico scambio di segnalazioni contro il vicino di casa antipatico, il condomino che non saluta, la signora che parcheggia sempre davanti al passo carraio. Ci aspettano tempi meravigliosi di scorribande, anche notturne, con fotocamere digitali. E se la moglie dovesse chiederci conto di queste uscite fuori orario potremo fornire giustificazioni di alto profilo etico, esibendo la fascia o la coppola che certamente saranno consegnate per rendere riconoscibili gli ausiliari del click! Perché certamente sarà pronto il kit per i volontari rondisti. Occhialoni scuri per appostamenti diurni; lenti speciali per uscite dopo il tramonto. Magari anche barbe finte e nasoni di circostanza. Uno spasso! Grazie Generale .. non vedevamo l'ora di affrontare un'avventura così intrigante.