
Provate a parlare fuori di Napoli chiedendo quali siano i connotati principali del carattere dei cittadini partenopei. Nonostante le imponenti campagne leghiste, restano duri a morire i luoghi comuni di sempre: inventiva, generosità, amore per la musica. Si, in sostanza sentirete ripetere richiami del genere, con varianti che rievocano la superstizione, il senso della famiglia e poco altro ancora. Un ritratto dai colori vivi, di confortante rilievo rispetto a molti possibili paragoni. Entrando qualche millimetro nel merito, emergono realtà dissonanti, tali da richiedere una revisione sui giudizi di massima. Poche sere fa un canale televisivo dava uno spaccato del difficile mondo della sanità campana occupandosi del trapianto di fegato. Al Cardarelli, principale polo ospedaliero del mezzogiorno, esistono due unità dedicate ai trapianti epatici, uno che fa capo al prof. Calise, l'altro al dott. Oreste Cuomo. Due strutture che coesistono sullo stesso piano dell'ospedale napoletano. Già sorge spontanea la domanda sulla necessità di due unità con identica specialità. Potremmo così essere indotti a pensare che i casi da trattare siano tanti da esigere uno sdoppiamento di presidi. Il prof. Calise smentisce questa illazione: in 16 anni di operatività delle divisioni sono stati eseguiti circa 500 trapianti. Poco più di trenta interventi all'anno. Nonostante questi numeri così risicati, due primari con connessi aiuti, assistenti, personale paramedico. Una pletora di dipendenti sulla cui attività giornaliera è lecito porsi più di una domanda. Ma questa è un'altra storia. Quello che si collega alle riflessioni iniziali è una conseguenza delle parole del primario: "In una zona dove le epatiti B e C hanno carattere endemico, abbiamo pochissimi donatori di fegato perché manca la cultura della donazione di organi. Al punto che il 15% dei pazienti in lista di attesa ogni anno muore. Moltissimi trapiantandi si recano nelle altre regioni dove è diverso lo spirito di solidarietà per chi soffre. In Emilia ogni anno vengono trapiantati 500 fegati." Ma la ricchezza di Napoli non era il cuore, come dice la canzone? Un passo indietro: è nozione comune che la maggior quantità di organi da trapiantare proviene dai tragici epiloghi di incidenti automobilistici con vittime giovanissime. Già, perché gli organi utilizzabili debbono essere nel loro pieno vigore. Certo è difficilissimo andare da un padre, da una madre o da altro parente straziato da quanto è successo a chiedere l'autorizzazione all'espianto. Dovrebbe far parte di un senso di umanità da diffondere con ogni mezzo attraverso campagne di opinione non routinarie, fino ad entrare nlla coscienza collettiva. Ad affiancare l'azione pubblica dovrebbero impegnarsi tutti quelli che hanno possibilità di incidere sulle decisioni altrui. Per affermare la nobiltà e l'alto seso civico di un gesto del genere. Parlo di preti, psicologi, vertici di comunità comunque strutturate che possano parlare alle menti di molti.




