giovedì 7 gennaio 2010

amori virtuali


Un amico mi decanta i pregi dell'amore virtuale. Di quello fatto attraverso webcams con interlocutrici lontane migliaia di chilometri. Ho espresso il mio scetticismo, ma non posso fare a meno di svolgere qualche considerazione. Il soggetto in questione, come verosimilmente molti altri coinvolti nelle medesime questioni, attraversa una fase di solitudine personale che gli fa preferire al poco attraente contesto che lo circonda uno slancio telematico con fascinose signore. Le foto testimoniano leggiadrie passate e presenti; si aggiunga al già accattivante quadro estetico uno spaccato di vite avventurose, magari connotate da eventi forti. Questi i fatti, segnati da ore di contatti via web, fusi orari e relativi sballi, permettendo. Mi chiedo se questa fuga dalla realtà non nasconda angosce più profonde. Ma mi fermo per non fare della psicologia di bassa lega, senza averne il diritto e la competenza. Se il fenomeno, cui si collega quello del ricorso crescente ai social networks, esiste, non saranno certo i miei dubbi ad indebolirlo. Si può tentare, al più, di chiedersi il perché di questa crescente necessità di isolarsi e di rifiutare i contatti con il resto del mondo reale e cercarli in un mondo fatto di immagini. Perché c'è sempre più gente incazzata con il mondo, ma più probabilmente con se stessi? E' così difficile fare pace con il proprio io? E' così impossibile ristabilire il contatto con l'essenza di noi ed acquietarsi alla semplice considerazione che ciascuno di noi potrebbe volersi più bene? Magari proprio incominciando a rispettare un poco di più gli altri. Presentandosi agli occhi del mondo con un grugno meno violento ed aggressivo. Accettare le proprie incapacità e le vere capacità degli altri senza soffrirne, disinnescare la molla dell'invidia e della gelosia attraverso il ragionamento, la ponderazione del bene e del male presente in tutti. Sto tentando di fare il filosofo e me ne mancano le basi culturali, pure credo di essere spinto dalla buona volontà e non dall'ego ipertrofico. Posso soltanto dire, a rischio di essere considerato più fesso di quanto sia, che mi considero abbastanza soddisfatto della mia vita, dei miei affetti e che pure i miei limiti mi sembrano accettabili. Per ora è così.

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